Ad Autori a corte “Il capolavoro” di Cinzia Tani

L’autrice e conduttrice Rai anticipa il prossimo libro: 18 storie di grandi donne
di Federica Pezzoli

cinzia tani autori a corteUn’idea originale, ritmo veloce, un personaggio e una storia che si vogliono raccontare: sono questi per Cinzia Tani gli ingredienti per un romanzo di successo.
E lei è una che se ne intende: trenta libri pubblicati alle spalle, già inviata della trasmissione Mixer di Giovanni Minoli, autrice e conduttrice di diversi altri programmi Rai e ora autrice di un nuovo lavoro, edito da Mondadori, che si intitola appunto “Il capolavoro”. Mercoledì sera, nella cornice del rinnovato spazio interno della Factory Grisù nell’ex caserma dei vigili del fuoco in via Poledrelli, Cinzia Tani è stata l’ospite d’onore del terzo appuntamento della rassegna “Autori a Corte”, ideata e proposta da Federico Felloni e Vincenzo Iannuzzo per l’associazione Charles Bukowsky.
Il titolo del suo nuovo romanzo storico però si riferisce in realtà a “un capolavoro con gli occhi azzurri”, come ha affermato la moderatrice Claudia Fortini: una bambina italiana in Patagonia, Cristina, che viene adottata da Roberto Torres, un uomo dal passato misterioso, che tuttavia sarà per lei un padre fantastico, farà di lei una donna forte e sincera, “il suo capolavoro”, appunto.
L’idea da cui è partita: “Volevo raccontare la dittatura argentina e il suo rapporto con il nazismo, un rapporto fortissimo”, ma nello stesso tempo “volevo un ufficiale nazista che non fosse del tutto un personaggio negativo”, ha spiegato la scrittrice. Infine, il personaggio della coprotagonista, Cristina, nato dopo la scoperta che “Ushuaia, la capitale della regione della Terra del Fuoco in Patagonia, è stata costruita da bolognesi: nel 1946 hanno vinto un appalto del governo di Peron”. Ecco dunque il mix per “Il (suo) capolavoro”: “italianità, esoticità e un contesto storico che mi premeva raccontare”. Ne è nato un intreccio che fa viaggiare il lettore nel tempo e nello spazio: dalla Seconda Guerra Mondiale e dall’Action T4, il programma di eutanasia per i malati mentali del regime nazista, alla vicenda delle Isole Falkland nei primi anni Ottanta.
Forte anche della sua esperienza di insegnante di scrittura creativa presso l’università Luiss e non solo, Cinzia Tani ha snocciolato diversi altri consigli per un libro di successo: “La cosa più bella è essere presi da un romanzo”, ma questo non può accadere senza un ritmo veloce, “che rispecchi il tempo in cui viviamo”. Per questo a suo parere bisognerebbe prendere esempio dalle “serie americane” come quelle di Netflix delle quali si confessa ‘addicted’. Forse dipende dallo stretto legame, dalla “contaminazione” che c’è, nel suo modo di scrivere, fra scrittura e immagini, tanto che “se non vedo la scena nella mia mente, nella mia immaginazione, non riesco a scriverla”. Ecco perché “faccio sempre sopralluoghi dei posti dei quali devo scrivere: per “Il capolavoro” per esempio sono stata in Patagonia. E viaggio da sola perché, quando si viaggia senza compagni i sensi si amplificano, si è più concentrati su ciò che si vede, si sente, si vive”.
Le ultime due raccomandazioni di Cinzia Tani sono: tenere sempre presente che “un romanzo è come una casa, da un’idea si passa al progetto, fatto di ricerche e di materiali, bisogna pensare a ogni elemento” e mai e poi mai mettere qualcosa di sé nella propria storia e nei propri personaggi, perché “la cosa più bella di essere uno scrittore è la libertà di creare”, però “tutto ciò che di interessante uno scrittore incontra nella propria vita lo deve appuntare per poi usarlo nei propri libri”.
Non poteva mancare una domanda sui progetti futuri: “uscirò a novembre con un libro fatto di 18 storie di 18 grandi donne compagne di altrettanti geni, da Einstein a Dalì, da Verdi e Puccini a Wilde, Picasso e Rodolfo Valentino”. Tutte donne che contraddicono il vecchio adagio: “non sono state affatto dietro ai loro uomini, al massimo accanto, ma spesso erano davanti”, ironizza la scrittrice salutando il pubblico.